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 VARIE ED EVENTUALI sulla Valle Versa
 TAR: no al pozzo petrolifero ENI

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Inserito il - 14 Novembre 2004 :  23:33:42  Visualizza profilo  Rispondi citando Bookmark and Share
questa la sentenza emessa venerdì 29 ottobre 2004 dal TAR del Piemonte che ha respinto il ricorso dell'ENI spa contro il diniego alla trivellazione per ricerca idrocarburi - pozzo Asti Nord, che doveva realizzarsi in Valle Versa a Castell'Alfero, nei pressi dei confini con Frinco.


************************************************

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte - 1^ Sezione - Reg. Sent. n.2852/04 - Reg. Gen. n. 1910/01

ha pronunciato la presente

S E N T E N Z A

Visto il ricorso n. 1910/2001 proposto dalla spa Eni, corrente a Roma in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avvocato Mario Bucello, con lui domiciliata presso l’avv. Antonella Borsero in corso Vittorio Emanuele 68 a Torino

contro

Regione Piemonte, in persona del presidente in carica, rappresentato e difeso dall’avvocato Anita Ciavarra, con lei elettivamente domiciliata a Torino, in pazza Castello 165

Comune di Castell’Alfero in persona del sindaco

Comune di Villa san Secondo in persona del sindaco

Comune di Frinco in persona del sindaco

Unione di Comuni ‘comunità collinare Val Rilate’, in persona del presidente

per l’annullamento

della deliberazione 17.7.2001, n. 6-3551 con cui la giunta della regione Piemonte ha espresso giudizio negativo di compatibilità ambientale, relativamente al progetto di perforazione di un pozzo esplorativo di idrocarburi denominato Asti nord 1, localizzato a Castell’Alfero;
del verbale della prima conferenza dei servizi 9.5.2001, relativa al progetto di perforazione citato;
del verbale della seconda conferenza dei servizi 30.5.2001.
Visti gli atti e documenti depositati col ricorso;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione regionale resistente:

viste le memorie depositate dalle parti costituite;

Relatore il primo referendario Paolo Peruggia uditi gli avvocati Bassi per delega dell’avvocato Mario Bucello ed Anita Ciavarra

FATTO

La spa Eni presentò una domanda per ottenere il prescritto parere di compatibilità ambientale, relativo al progetto per la prospezione di un terreno ubicato a Castell’Alfero, in vista del possibile sfruttamento del bacino petrolifero ricercato.

Il parere è stato espresso negativamente, ed avverso tale determinazione è stato notificato l’atto 13.11.2001, depositato il 29.11.2001, con cui viene dedotto:

violazione e falsa applicazione dell’art. 12, comma 6 e dell’art. 13, comma 6 della legge Regione Piemonte 14.12.1998, n. 40, eccesso di potere per manifesta irragionevolezza, difetto di istruttoria e carenza di motivazione.

Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 della direttiva CEE 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del dpr 12.4.1996. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regione Piemonte 14.12.1998, n. 40. Violazione e falsa applicazione dell’art. 31 della legge 21 luglio 1967, n. 613 e dell’art. 32 del d.lvo 23.5.2000, n. 164. Violazione e falsa applicazione dell’art. 29 del d.lvo 31 marzo 1998 n. 112, eccesso di potere per erroneità della motivazione e sviamento.

Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337; violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del dpr 12.4.1996. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneità della motivazione e sviamento.

Violazione e falsa applicazione degli att. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del dpr 12.4.1996, violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del dpcm 27.12.1988. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneità e perplessità della motivazione e sviamento.

Violazione e falsa applicazione degli att. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del dpr 12.4.1996, eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneità e perplessità della motivazione e sviamento.

La regione Piemonte si è costituita in giudizio con atto 17.12.2001 con cui ha chiesto respingersi l’impugnazione.

I comuni intimati non si sono costituiti in giudizio.

La ricorrente ha depositato memorie datate 12.12.2001 e 13.10.2004: la regione Piemonte ha depositato uno scritto datato 13.10.2004. All’odierna udienza il difensore della ricorrente ha dichiarato di rinunciare alla domanda cautelare a suo tempo proposta.

DIRITTO

Il contenzioso riguarda il diniego opposto dalla Regione Piemonte alla domanda presentata dalla ricorrente per la valutazione dell’impatto ambientale che potrebbe avere la progettata prospezione del terreno nel comune di Castell’Alfero, al fine di individuare l’eventuale esistenza di bacini di idrocarburi.

Con il primo articolato motivo l’interessata lamenta di non aver potuto partecipare ai lavori delle conferenze dei servizi, da cui è derivato il parere negativo impugnato in questa sede.

La doglianza è smentita testualmente dalla documentazione che comprova l’intervento di due rappresentati della società petrolifera agli incontri ed ai sopralluoghi effettuati (doc. 2 di produzione dell’amministrazione). La censura va pertanto disattesa.

Sempre con il primo motiva si deduce la violazione dell’art. 12, comma 6 della legge Regione Piemonte 14 dicembre 1998, n. 40, in quanto l’amministrazione ha respinto la richiesta, senza richiedere i chiarimenti che la legge impone, allorché il procedimento non può concludersi positivamente.

Il giudice deve concordare sul punto con la difesa regionale, nella parte in cui rileva che la previsione denunciata va correttamente interpretata, nel senso che la richiesta di ulteriore documentazione e chiarimenti va inviata allorché si ritenga possibile una positiva conclusione della vicenda: al contrario la serie di atti può essere chiusa con un diniego, allorché l’organo decidente ravvisi l’incolmabile divario tra la fattispecie concreta e quella normativa. Tale è il caso in questione, per cui non si può ritenere che la regione fosse onerata di richiedere atti, in una situazione che non appariva suscettibile di emenda: questa conclusione non è pregiudizievole della posizione soggettiva dell’interessata, che può ripresentare un’altra istanza, fondandola eventualmente su presupposti differenti.

Con la seconda censura la ricorrente denuncia l’erronea lettura data dalla p.a. alle norme vigenti sul procedimento di v.i.a., in quanto la regione sarebbe giunta ad apprezzare nel merito le iniziative economiche della società, senza limitarsi al controllo della loro compatibilità ecologica.

In particolare la società riduce la valutazione commessa alla p.a. decidente ad una considerazione del solo fattore ambientale, e denuncia l’erroneità della motivazione dell’atto negativo impugnato, che ha fatto riferimento anche a profili non strettamente attinenti all’ambiente.

Il giudice rileva che la corte costituzionale (ad esempio, sent. 26 luglio 2002, n. 407) riconosce in molte sentenze un carattere trasversale all’ambiente, le cui esigenze devono pertanto informare sempre di più l’azione amministrativa in numerosi settori della vita associata. A tale stregua sarebbe incongruo accedere alla tesi limitativa argomentata dalla difesa della ricorrente, e negare all’amministrazione la potestà di operare un apprezzamento integrato del mutamento che la prospezione in progetto potrà apportare all’area interessata.

Ne consegue che il motivo è infondato e va disatteso.

Con la terza doglianza l’interessata denuncia l’illegittimità della pronuncia della regione, perché ha ritenuto incompleto lo studio di compatibilità presentato, in quanto risulta carente della trattazione circa l’impatto che l’eventuale sfruttamento del pozzo potrà avere sul territorio interessato. Osserva la ricorrente che la richiesta formulata alla regione riguardava la trivellazione, per cui la considerazione della estrazione di idrocarburi appare ultronea.

Il giudice può comprendere che una società petrolifera operi, anche concettualmente, su piani distinti, e distingua la ricerca della materia prima dal suo sfruttamento. Un ente pubblico che deve invece tutelare l’ambiente inteso nell’ampio senso sopra indicato deve necessariamente porsi il problema di quale potrà essere l’impatto, se non altro in termini di stabilità di un impianto come quello in progetto adattato all’estrazione degli idrocarburi.

Dalle norme citate, anche se intese in senso letterale, non è possibile dedurre quanto è stato accreditato dalla difesa della ricorrente: la censura va pertanto disattesa.

Con il quarto motivo la società interessata lamenta l’illegittimità del diniego impugnato, che si basa indebitamente sul contrasto che sussisterebbe tra l’attività di prospezione con le linee di sviluppo dell’area interessata: l’atto introduttivo del giudizio insiste sul profilo unicamente ambientale che avrebbe dovuto caratterizzare l’accertamento dell’amministrazione.

Il giudice rileva che quello in questione è solo uno dei profili che può essere individuato nella vicenda, posto che il passaggio motivazionale denunciato in questa sede non appare essere stato determinante nella formazione della volontà lesiva. Tuttavia, anche a voler ritenere che l’assunto in questione sia centrale per la giustificazione dell’atto, si deve richiamare quanto osservato a proposito della pervasività della valutazione ambientale, che comporta la necessità di inserire il progetto di che si tratta in un più ampio disegno, all’interno del quale la pianificazione riveste un ruolo di rilievo. Ne consegue che non può ritenersi impedito ad un’amministrazione di valutare un’infrastruttura rilevante come un pozzo di petrolio sul territorio come conformato.

L’atto pianificatorio con cui contrasta il progetto di prospezione va individuato nella documentazione allegata dalla Comunità collinare, che delinea con compiutezza taluni profili di sviluppo futuro che sono previsti per la comunità insediata sul territorio.

Da tutto quanto precede, di deve dichiarare che anche questa censura è infondata e va respinta.

Con l’ultima doglianza l’interessata lamenta l’illegittimità della determinazione, perché ha ritenuto che lo studio presentato sia carente nell’illustrazione dell’inserimento dell’impianto nella situazione economica e sociale esistente. La parte privata ribadisce che, trattandosi del progetto per una semplice prospezione, non è possibile calcolarne gli effetti sulla vita e sull’economia degli abitanti vicini al sito interessato.

Il giudice ribadisce al riguardo che la prospettiva in cui si deve porre un’amministrazione con cura dell’ambiente non può essere ristretta alla valutazione della prospezione, posto che nessuna impresa inizia una simile attività, in assenza della prospettiva dello sfruttamento.

Questa è la ragione per cui deve ritenersi corretta la motivazione addotta dalla p.a. a conforto dell’atto negativo impugnato: anche questo motivo è infondato e va respinto.

In conclusione il ricorso non merita accoglimento, potendosi peraltro compensare le spese tra le parti costituite, dati i giusti motivi.

PQM

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte - 1^ Sezione -
Respinge il ricorso e compensa le spese.

La presente sentenza sarà eseguita dall’Amministrazione.

Torino, 27 ottobre 2004

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Inserito il - 27 Novembre 2004 :  23:38:57  Visualizza profilo  Rispondi citando
chi non avesse lo "storico" della vicenda petrolio in Valle Versa...

può cliccare qui:
http://castellalfero.interfree.it/petrolio.htm
vi sono alcune pagine dove venne trattato a suo tempo l'argomento

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