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RELAZIONE
sul lavoro di ricerca riguardo al
Liber Statutorum Communitatis Corsioni
Il "Liber Statutorum Communitatis
Corsioni" costituisce il più pregevole documento relativo alla storia di
Corsione, piccolo centro del Monferrato a nord est rispetto ad Asti, e questo
lavoro di analisi e traduzione costituisce il primo studio specifico su di
esso. Come si legge in apertura, si è voluto definire questa ricerca “Ipotesi
e storia di un tentativo di adeguamento giuridico - amministrativo del passato”
per diverse ragioni, che qui di seguito verranno esposte. In primo luogo il
codice corsionese a nostra disposizione non costituisce l’originale,
risalente alla fine del 1200 o ai primi anni del secolo successivo ad opera
del notaio Manuele Capello, ma una copia di epoca cinquecentesca redatta dal
notaio Johannes Antonio Mazzoia, sulla base comunque di un originale, secondo
l’annotazione contenuta nella pagina finale del Liber stesso. Il dato
significativo è che la base materiale su cui venne redatto il testo destinato
alla "Communitas Corsioni", è un testo statutario di Villa San
Secondo, paese confinante con Corsione: in pratica il "Codex Corsionensis"
è un testo statutario di Villa San Secondo, rimaneggiato ed adeguato alle
esigenze di Corsione. Partendo da questa osservazione l’indagine si sviluppa
lungo una linea di elaborazione nata grazie al suggerimento cronologico, entro
cui collocare il nostro testo, del Prof. Gianluigi Nicola sulla scorta dell’indagine
della grafia del codice, indagine che porta a collocarlo nell’ultimo
ventennio del XVI secolo: è infatti sviluppata l’ipotesi di un tentativo di
uniformazione giuridico - amministrativa tra i due paesi, i cui rapporti
tradizionalmente non furono mai buoni, specie per questioni di carattere
fondiario, la cui testimonianza concreta sarebbe il "Liber Statutotum".
Una felice ricerca presso l’Archivio Storico di Villa San Secondo rivelò
infatti sul finire del cinquecento, epoca a cui appartiene il nostro testo, l’esistenza
di tensioni tra i due Comuni e la proposta di elaborare un “protocollo”
comune che in qualche modo potesse definitivamente porre fine a questi
problemi, secondo una prospettiva di interpretazione teorizzata dalla
Dottoressa Donatella Gnetti, con il cui prezioso aiuto si è giunti alla
realizzazione di questo studio.
Il progetto rimase nella sola teoria, per lo scoppio di una ‘pestilenza’
menzionata nei documenti dell’archivio villese, che spostò l’attenzione a
problemi più urgenti, per cui questo ipotetico adeguamento giuridico tra i
due paesi non si realizzò mai. In questo modo pare di poter trovare una
risposta al problema dell’utilizzazione di un testo originariamente villese
adeguato e corretto per l’inserimento nella realtà di Corsione, una sorta
di base concreta sulla quale elaborare tutti i successivi, peraltro mai
attuati, passi.
Non si può tuttavia escludere che il Liber di Corsione, che dovette comunque
avere valore ufficiale, a giudicare dall’imponenza dell’immagine della
Giustizia in apertura del testo, tale da conferire ufficialità al codex
stesso sia una “rielaborazione”, con le dovute variazioni, di una copia di
un codice di Villa San Secondo per Corsione, che, per ragioni a noi
sconosciute, ad un certo momento della sua storia, si sarebbe trovato privo di
uno Statuto, o forse solo di un testo di esso: in effetti la vicinanza e la
somiglianza tra i due paesi potrebbero giustificare un’idea di questo
genere. Rimaniamo comunque a livello di semplice supposizione, pur supportati
da fonti documentarie: è certo comunque che l’archetipo sia appartenuto a
Corsione (Villa San Secondo come "villanova" raggiunse una sua
autonomia in epoca successiva rispetto a Corsione, che doveva pertanto
possedere un codice statutario) e sia stato opera del notaio Manuele Capello,
legato ad Asti e certamente autore dei testi analoghi di molti altri paesi
nelle vicinanze, tra cui anche Montechiaro (il cui testo appare assai più
dettagliato e ricco, considerata la maggior grandezza e complessità di questo
comune, pur conservando linee generali comuni); in epoca successiva (XVI
sec.), con l’avvento della dominazione dei Marchesi del Monferrato,
antagonista di Asti, si verificò una revisione dei testi, per il cambio della
dominante, e dobbiamo inserire in questo ambito i testi che possediamo.
Il lavoro di ricerca è articolato in diverse sezioni: in primo luogo la
trascrizione della copia settecentesca del Codex Villensis (Capitula, Statuta
et Ordinamenta Ville Sancti Secundi), seguita dalla trascrizione del codex di
Corsione, caratterizzato da una struttura grafica fortemente brachigrafica (Liber
Statutorum Communitatis Corsioni suddiviso in tre parti, la prima non
specificata, di argomento essenzialmente amministrativo, poi il Titulus
Maleficiorum, di carattere penale, e quindi il diritto fondiario, raccolto nel
Titulus Agrorum, in cui comunque si trovano anche norme estranee a questa
materia), di cui viene data la traduzione ed un confronto con l’analogo
testo riferito a Villa San Secondo. Si è poi tentato in base agli elementi
ricavati dalla lettura dei testi, di ricostruire il quadro della realtà
storica e socio - economica di un piccolo centro agrario del sedicesimo
secolo, quale fu Corsione (è comunque una realtà che si può estendere a
molti altri simili ambienti), con particolare attenzione a quanto riferito dal
Codice di Montechiaro.
Sono state inoltre condotte una ricerca, pur sommaria,
a causa dell’ assoluta mancanza di documentazione specifica, sul notaio
autore del testo originario, Manuele Capello ed un indagine storica sul
Monferrato nell’epoca interessata dal testo statutario.
Una seconda parte
della ricerca comprende la riproduzione fotografica del Codex Corsionensis con
il commento curato dal Prof. Gianluigi Nicola sull’immagine iniziale della
Giustizia.
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