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i Comuni della Valle Versa

Cunico

Cunico
via Recinto 3
CAP 14026
tel. 0141 906502
fax  0141 906202
e-mail cunicom@inwind.it 
web  www.comune.cunico.at.it 

superficie 6,71 Kmq
Altitudine 267 m
Abitanti  500
(anno 2000)
Frazioni: Stazione, Vallera

CENNI STORICI
I primi insediamenti nell'attuale territorio comunale vengono datati in un’epoca molto prossima alla conquista della Gallia da parte del popolo romano. Esisteva una strada romana che congiungeva Hasta (Asti) ad Industria (Monteu da Po), dalla quale si giungeva a Tribia (località tra Monteu da Po e Lauriano); qui esisteva un ponte che, attraversando il Po, permetteva a tale strada di proseguire sino a Vitiomale (Santhià) e quindi di congiungersi definitivamente con la via Emilia a Vercelli.
È proprio lungo questa strada, quindi nella parte dove attualmente si trova il cimitero, che Cunico sorse probabilmente come stazione di cambio. Nella zona infatti, fino a non molto tempo fa, era assiduo il ritrovamento di materiale edilizio di epoca romana. 
Il toponimo Cunico non ha origini certe: alcuni studiosi lo ritengono derivante da Mansio ad cuniculum, in riferimento alla predetta stazione di cambio; altri lo fanno risalire al longobardo Kuning, cioè territorio di Kun, il guerriero che per primo avrebbe dominato questo villaggio.
I primissimi riferimenti certi al territorio ed al nome di Cunico risalgono al X secolo, come si può leggere più avanti nelle notizie riguardanti San Martino e Ponengo; occorreranno poi circa cento anni prima che i Signori di Cunico entrino a far parte dell’annosa disputa tra le grandi famiglie feudatarie italiane e gli imperatori sassoni. L’appoggio di questi Signori ad Arduino, re d’Italia, provocò nel 1014 la confisca delle loro terre da parte dell’imperatore Enrico II il Bavarese, che le donò al vescovo di Vercelli, Leone.
Nel 1164 Cunico venne consegnato da Federico I Barbarossa, insieme a Montiglio, ai Marchesi del Monferrato, dei quali ne seguirà le sorti nei secoli a venire.
Nel 1462 la famiglia Miroglio diede a Cunico i suoi Statuti, che sono stati restaurati e che si trovano nel riordinato Archivio Storico Comunale.
L’unica testimonianza architettonica di quei secoli, il castello che sorgeva sulla collina retrostante la Chiesa Parrocchiale, andò purtroppo parzialmente
distrutto nel 1613 durante una delle battaglie per la successione al Marchesato del Monferrato che si combatterono ai confini del territorio di Cunico. Il definitivo abbattimento della struttura avvenne nel 1861.
La Chiesa Parrocchiale, dedicata a Nostra Signora della Valle, fu costruita nel secolo XVII e in seguito più volte rimaneggiata; al suo fianco si erge il Campanile Municipale, costruito nel 1750 dal capomastro Mastrocchio di Montiglio. Altri edifici di un certo interesse sono: la Chiesetta di San Michele, adiacente la canonica; la Chiesetta di San Carlo, in stile barocco piemontese, alla quale si accede scendendo la caratteristica scalinata che dal sagrato della parrocchiale porta alla piazza sottostante; la Chiesetta di Santa Maria Assunta, presso il cimitero, costruita sui resti di un tempio pagano di cui ancora rimangono, inserite nella struttura muraria, grosse pietre di arenaria con fregi e fasce in buono stato di conservazione; la Chiesa di San Martino, parrocchia dell’antico borgo di Ponengo, abbandonato dai suoi abitanti intorno al XIV secolo a seguito di un’epidemia di peste, riedificata nel secolo XVI ed ora prezioso patrimonio della frazione Vallera.

Ponengo e San Martino
La località in cui si trova la chiesetta campestre di San Martino era anticamente chiamata Ponengo.
Non esistono elementi sicuri circa le origini di questa località, anche se il suffisso -engo può collocare con certezza la nascita di Ponengo durante il periodo delle dominazioni germaniche in Italia, tra il VII ed il IX secolo.
Risale al 938 un documento che tratta della restituzione di alcuni beni della Villa Podonengo alla Chiesa di Asti. Al rogito dell'atto notarile intervennero anche alcune persone di Cuningo (l’attuale Cunico), in quanto i due paesi appartenevano alla stessa diocesi. La citazione contemporanea di Cunico e Ponengo in questo atto lascia presupporre l’esistenza di interessi comuni, il che comprova l’esistenza di questi due centri già da molto tempo.
La prima chiesa, di origine romanica, venne edificata nel secolo XI ed è presumibile un incremento della popolazione di Ponengo proprio in questi anni. Un elemento che permette la collocazione in questo periodo è stato il rinvenimento in diverse epoche, nei pressi della chiesa, di rilevanti quantità di resti umani: ciò lascia presupporre l’esistenza di un cimitero accanto al tempio, cosa usuale per quel periodo. 
Verso il 1300, a causa della cosiddetta “morte nera”, la peste, il paese si spopolò, sia per il gran numero di vittime che per l’abbandono da parte dei superstiti, i quali cercarono rifugio in luoghi ritenuti più sicuri (ad esempio sotto le mura del castello di Cunico).
La chiesa di San Martino venne quindi riedificata tra il 1500 ed il 1600; nel 1630, a seguito della peste narrata anche dal Manzoni, la chiesetta ricevette molti quadri votivi di ringraziamento da parte di coloro che erano stati risparmiati da questo flagello.
Attualmente la manutenzione della chiesetta viene svolta con dedizione dagli abitanti dell’attuale Vallera, la frazione di Cunico nei pressi della quale sorge San Martino, i quali continuano così la tradizione degli antichi abitatori di Ponengo.

DA VEDERE
L’altare della Chiesa Parrocchiale, con l’affresco absidale del Delle Ceste. La chiesa, dedicata a Nostra Signora della Valle, fu costruita nel secolo XVII e in seguito più volte rimaneggiata; è affiancata dal campanile municipale, costruito nel 1750 dal capomastro Mastrocchio di Montiglio. Di fronte ad essa sorge la Chiesa di San Michele, adiacente la canonica. Lungo il fianco della Parrocchiale si innalza una collinetta: è il sito sul quale anticamente sorgeva il castello, del quale purtroppo non rimane più alcun resto.
Alla Chiesa di San Carlo si accede scendendo la caratteristica scalinata, che dal sagrato della Parrocchiale porta alla piazza sottostante e che fa da sfondo al Monumento ai Caduti.
Da qui si può apprezzare l’antico “muraglione” che sostiene tutto il complesso ecclesiastico, sul quale è affissa la lapide in ricordo dei Caduti in Guerra e all’interno del quale si trovano i "Vot", antri sotterranei accessibili da ingressi caratteristici.
Lasciando il centro abitato e spostandoci verso valle si può vedere, all’ingresso del cimitero, la Chiesetta di Santa Maria Assunta, di cui si celebra ogni anno la festa il agosto con una messa campestre che è ormai parte della tradizione religiosa locale; la chiesa venne costruita in epoca barocca sui resti di un tempio pagano di cui rimangono ancora, inserite nella struttura muraria, grosse pietre di arenaria con fregi e fasce in buono stato di conservazione.
Proseguendo verso la frazione Vallera possiamo scorgere la Chiesetta campestre di San Martino; sull’incrocio con la strada che porta alla borgata si trova un antico forno per il pane, ancora oggi perfettamente funzionante.
Non si devono dimenticare quelli che rappresentano una tra le più forti espressioni di fede popolare: i "pilon".
Partendo dalla valle incontriamo, l’incrocio tra la vecchia "Strà d'en Val" e la "Strà d’en Lusta"  il Pilone di San Secon (milite romano); ai piedi della "Sternia", la rampa che porta alla parte alta di Cunico, troviamo il Pilone di San Vincenzo Ferrari, rifacimento di un originale di ben più notevoli dimensioni costruito intorno al 1600. Scendendo dalla parte opposta, lungo la via Moreto, troviamo il Pilone di San Luigi; all’estremità opposta del concentrico, lungo la strada che conduce a Cocconato, è situato invece il Pilone di San Francesco, eretto oltre due secoli fa dalle famiglie Germano quale ex-voto per il loro bestiame, falcidiato dal carbonchio.
Troviamo ancora nel centro del paese, un’edicola votiva dedicata a San Bartolomeo patrono di Cunico, realizza su ceramica, e a Vallera una piccola cappelletta è dedicata alla Madonna.

CURIOSITA'
L’economia un tempo tipicamente agricola di Cunico ha conosciuto, negli ultimi decenni, profonde mutazioni.
Gli addetti a questo settore sono diminuiti ma hanno, nello stesso tempo, affinato la loro specializzazione, orientandosi principalmente sulla produzione vinicola e mantenendo coltivazioni di grano, mais, foraggio e barbabietole.
Sul territorio di Cunico esistono particolari zone a spiccata vocazione tartufigena, dove si possono trovare sia i tartufi neri che i ben più pregiati tartufi bianchi, le preziose trifole.
Oltre alle attività di coltivazione troviamo diversi allevamenti di bovini e suini; sono presenti inoltre aziende operanti nel campo della produzione alimentare, della meccanica, dell’edilizia e della lavorazione del marmo; ha sede a Cunico, località Stazione, anche la casa produttrice di una delle più prestigiose grappe italiane: l'Antica Grapperia Bosso.

INDIRIZZI UTILI

Pro Loco: 
0141 906294 

Società: 
Agricola Operaia, tel. 0141 906250

Osteria vineria:
Il Cunicolo, via Filippo Burzio 32, tel. 0141 906060

Gruppo teatrale:
La Cioenda, tel. 0141 906253; e-mail pi.co@inwind.it

Bibliografia:
testi tratti da opuscoli turistici

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- sabato 27 gennaio 2007

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